Identita Golose

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Mi casa es tu casa. Lo spazio è esiguo, raccolto tra fasce di bambù e soffitti bassi. Luci balsamiche e servizio in punta di piedi. Siamo da Coi, <<quieto>> in francese mica poi tanto arcaico. Anche se la cucina di Daniel Patterson, ex figliuolo terrible della scena californiana, non è poi così rappacificata, nè con se stessa nè con il mondo. Anzi, cerca di rispondere agli stessi interogativi che ora animano la scuola europea. I profumi, le spezie, la riflessione su un Mediterraneo incrociato col Pacific Rim sboccano così in piatti introspecttivi dominati da fragranze e oli essenziali. Gelée de barbabietole al midollo e caviale, Cannelloni de biete alla salsa di prugne giapponesi infuse al tabacco come corollario a splendidi maialini: è un mondo di aromi ed essenze impressioniste che costellano il fare del dinoccolato chef. Impara la tecnica e mettila da parte: nella sua essenzialità - né con la East Coast - Patterson investiga un lessico sregolato, dalle note minime ma con <<massima moralia>>: quelli che hanno assaggiato le Pappardelle de <<pelle>> di Tofu ai sentori di limone hanno un’idea della pulizia della sua etica gustativa. Da Patterson, il senso - il contesto - d’un piatto, sempre produce il suo effetto. Il contrario, per fortuna, non accade - quasi mai.

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